dal Secolo d’Italia:
PICCOLI FUTURISTI CRESCONO
ASPETTANDO IL 2009
Adriano Scianca
«Verranno contro di noi, i nostri successori»: a giudicare da questa sentenza di Filippo Tommaso Marinetti, contenuta nel primo Manifesto del Futurismo del 1909, potremmo dire che il grande artista se non altro non fu un buon profeta. A pochi mesi dallo scoccare del centenario del proclama marinettiano, infatti, l’ambiente culturale italiano sembra decisamente orientato in senso opposto. A giudicare dall’impressionante mole di saggi, mostre, siti dedicati al movimento d’avanguardia possiamo tranquillamente constatare che il belpaese sia affetto da futurismomania, cosa che significativamente non accade per altre avanguardie artistiche novecentesche.
È ad esempio di questi giorni la pubblicazione presso le edizioni Liberilibri de L’Aeroplano del Papa. Romanzo profetico in versi liberi, (238 pagine, 15 €), testo marinettiano apparso in Italia nel 1914 per le Edizioni Futuriste di «Poesia», traduzione de Le Monoplan du Pape, già pubblicato a Parigi due anni prima. Il volume, che contiene anche una prefazione di Giampiero Mughini, racconta di un surreale e rocambolesco volo sul Vaticano finalizzato addirittura a rapire il Papa. Il che, se non altro, dimostra come il pensiero laico, in Italia, non sia certo stato inventato da Vladimir Luxuria. Per i puristi dello spirito futurista, consigliamo di acquistare il libro presso la libreria La Testa di Ferro (a Roma, in via San Martino ai Monti n° 59), che nel nome, nell’arredamento e nelle scelte librarie richiama esplicitamente ambientazioni avanguardiste d’inizio Novecento. Il tutto, magari, accompagnato da laute libagioni ispirate alla innovativa cucina futurista, grazie al libro omonimo del 1932, anch’esso tornato da pochi mesi in libreria (Marinetti e Fillia, Cucina Futurista, edizioni Viennepierre, 256 pagine, 20 €).
Sempre in questi giorni, inoltre, il Museo d’Arte Moderna di Bologna continua ad ospitare (dal 6 maggio fino al prossimo 4 novembre) la mostra Vertigo, il secolo di arte off-media dal Futurismo al web. Già il titolo dell’esposizione sembra cogliere un aspetto centrale: il futurismo come antesignano del superamento delle barriere settoriali artistiche in direzione della multimedialità. Il che fa del movimento di Marinetti il vero antenato del linguaggio del web. E proprio la rete, infatti, sembra il mezzo privilegiato in cui si esprime questo improvviso revival futurista. Pensiamo ai video surreali di Claudio Castelli, la cui filiazione futurista sembra indubbia (Cfr. http://www.myspace.com/castelliclaudio).
Oppure, su un altro versante, pensiamo ai nascenti fermenti “neofuturisti”. Antonio Saccoccio, fondatore del movimento omonimo e curatore del blog http://neofuturistiitaliani.splinder.com, ribadisce energicamente questo legame linguaggio artistico e linguaggi multimediali: «I Neofuturisti, il cui movimento nasce nel 2006 ed è in cantiere fin dal 2005, sono il primo movimento artistico-culturale italiano nato sul web da una libera aggregazione di bloggers. Questo è uno degli aspetti più rivoluzionari dell’avanguardia neofuturista. Il nostro Neofuturismo si caratterizza, già dalla sua origine, come NetFuturismo e non può fare a meno della rete». Ci si può chiedere quale possa essere, in verità, il senso e l’attualità di un futurismo del 2000. «Non certo il culto passatista della tela di Balla o dell’autografo di Marinetti – risponde Saccoccio – quanto piuttosto la convinzione che la società contemporanea sia morta e che sia giunto il momento di cambiare radicalmente rotta, di iniziare a contestare con forza le convenzioni sociali. E per questo sono necessari coraggio, dinamismo e fiducia estrema nelle possibilità dell’uomo contro il conformismo globale della società iper-massificata dei nostri giorni. La mentalità utilitaristica e opportunistica, la dittatura del “politicamente corretto”, le vecchie categorie politiche, certi conduttori televisivi, certi artisti schiavi del mercato sono tutti espressione di uno spirito passatista che va combattuto accanitamente».
Medesimo spirito, ma stavolta più declinato in senso sociale, anima il Circolo Futurista Casal Bertone sorto a Roma in via degli Orti di Malabarba (che, come indirizzo, ha già un sapore piuttosto marinettiano). Il circolo, nato in un quartiere sostanzialmente privo di spazi aggregativi, sembra raccogliere le istanze più disparate, dalla goliardia giovanile all’impegno sociale, dalla cultura al tifo calcistico (romanista, in questo caso). «Fra le iniziative che stiamo promuovendo per il quartiere – spiega Mauro Antonini, segretario del circolo – c’è l’allestimento della biblioteca “Valentine de Saint-Point” e la mostra che prossimamente darà spazio al giovane pittore Corrado Delfini. Particolare menzione merita il “Teatro Non Conforme”, con il quale stiamo preparando uno spettacolo sperimentale dedicato alla strage di Bologna (per la quale, c’è una sentenza che fa acqua da tutte le parti) nonché uno spettacolo itinerante per bambini che speriamo di portare nelle scuole. Sul versante propriamente sociale, inoltre, abbiamo intenzione di dar vita a battaglie contro l’emergenza abitativa e per la riqualifica ambientale». Già, ma cosa c’entra il futurismo in tutto ciò? «Per noi essere futuristi non vuol dire copiare pedissequamente i modelli di cento anni fa – prosegue Antonini – quanto piuttosto riscoprire un certo modo di comunicare che è più che mai attuale. Un modo provocatorio, innovativo, spiazzante, da “distruttori di certezze”. Significa rifarsi ad un’avanguardia schiettamente italiana nettamente in anticipo sui tempi anche in ambiti poco conosciuti, come quello relativo al ruolo della donna. Significa, infine, vivere la comunità in modo festaiolo e non bigotto, un po’ sulla falsariga della Fiume dannunziana raccontata da Claudia Salaris ne La festa della Rivoluzione. Un esempio? La staffetta organizzata pochi giorni fa dalla parrocchia di Santa Maria Consolatrice alla quale ci siamo iscritti in massa, arrivando tutti rigorosamente ultimi ma imponendo il nostro stile comunicativo con canti e slogan che hanno svegliato il quartiere. In seguito a questa gioiosa provocazione i Comunisti Italiani hanno pubblicamente espresso solidarietà al parroco con tono molto contrito. Uno spasso…».
Ciò che emerge, insomma, è una voglia prorompente e diffusa di rifarsi allo spirito, più che alla lettera, di un movimento che nell’elaborazione teorica e artistica, nel costume e nella comunicazione appare del tutto in sintonia con le istanze espresse dalla contemporaneità, magari più di quanto lo siano ideologie e correnti intellettuali più pubblicizzate eppure completamente superate dagli eventi. Dalle biotecnologie alla realtà virtuale, c’è tutto un mondo ricco di sfide ed opportunità che sta ponendo seri interrogativi ai quali il pensiero dominante sembra opporre solo silenzi imbarazzati, vecchie favole utopistiche e moralismo ottocentesco. È di fronte a questa domanda di senso che il genio di Marinetti sembra aver ritrovato nuova vita. Sarà forse perché tanti anni di boicottaggio più o meno esplicito per motivi ideologici hanno mantenuto “fresche” e non usurate le geniali provocazioni futuriste. O forse perché, in questo esordio di terzo millennio, non si placa di sicuro la voglia di “ergersi sulla cima del mondo e scagliare la sfida alle stelle”.
continua...